Il tessuto urbano di Bergamo, così come la memoria storica collettiva, risulta ancora oggi
connotato dalla figura di Garibaldi e dall’esperienza volontaristica della Spedizione dei Mille.
I nomi e i volti del generale e dei suoi collaboratori bergamaschi più celebrati, insieme ai
toponimi di alcune località e delle battaglie vinte, hanno conquistato nel volgere di un secolo
una parte degli spazi cittadini, denominando vie e piazze e materializzandosi in monumenti e
targhe: si è costituito un itinerario urbano che rimanda all’effettivo percorso della Spedizione,
ma soprattutto all’immaginario risorgimentale diffuso nel territorio e alla percezione di sé
che la comunità bergamasca aveva e che ha voluto tramandare in riferimento al cammino unitario.
Il processo inizia durante l’epopea dei Mille e prosegue dopo il 1860 in occasione di decessi
di personalità o di anniversari, scandito da pubbliche cerimonie e sostenuto dall’opera di
costruzione dell’identità italiana avviata dai gruppi dirigenti a livello nazionale attraverso
la rilettura in senso eroico e ideologicamente unitario del Risorgimento, che viene costituito
fonte di valori eterni e imprescindibili (patria, monarchia, sacrificio, eroismo, ecc.).
Ricordando e facendo ricordare ai posteri il legame tra la città e Garibaldi e più ancora il
volontario contributo di sangue dato all’unificazione nel 1860 in contrasto con gli intendimenti
del governo di Torino, Bergamo e i bergamaschi modellano con tratti eroici il loro ruolo
nell’ambito del Risorgimento. Non a caso la maggioranza dei toponimi negli spazi urbani
cittadini si riferisce alla prima parte della Spedizione dei Mille, dalla partenza di Quarto
alla battaglia di Milazzo, la fase eroica, quando alle sole risorse militari, ideologiche e
umane dei volontari era affidato il successo dell’impresa: e tra essi i bergamaschi erano i
più numerosi.
La connotazione degli spazi urbani procede parallela al ricordo del Risorgimento e della
Spedizione che prende forma nella sfera privata individuale e familiare, dove la memoria
tradotta in immagini, oggetti e parola scritta occupa spazi mentali e domestici con un’identica
matrice eroica.
La presenza di questa matrice eroica evidenzia anche paradossalmente la precisa volontà di
evitare una completa identificazione tra bergamaschi e garibaldinismo. La collettività
infatti, come dimostrano
le vicende del monumento a Garibaldi ,
esalta l’eroismo e il patriottismo del generale, ma ne rifiuta l’anticlericalismo
e le idee democratiche.
L’itinerario urbano garibaldino delineato a partire dal 1860 diviene nel tempo
non solo un “memento patriae” che richiama l’attenzione dei cittadini durante
il fluire della quotidianità, ma un insieme di “luoghi aggreganti” presso i quali
si svolgono cerimonie pubbliche in occasione di anniversari o convegni storici,
organizzate sia dalle autorità, sia da private associazioni di reduci o di partito.
Il percorso ottocentesco si amplia per dimensioni e valenze durante e dopo il primo conflitto
mondiale, quando il mito risorgimentale in genere e garibaldino in particolare viene richiamato
insistentemente dalla propaganda ufficiale quale fonte di energia ideologica per la “nazione
in armi”. Il punto focale dell’itinerario si colloca allora dapprima nella sede dell’Ateneo,
dove viene inaugurato nel 1917 il Civico museo del Risorgimento, e successivamente presso
il complesso della Rocca, dove apre nel 1927 il Parco delle rimembranze per i caduti della
grande guerra e nel quale viene poi trasferito il Civico museo nel 1933. Il complesso diviene
così il luogo della memoria cittadina dedicato agli eventi e ai protagonisti dell’unificazione,
allora presentata e tramandata ai posteri come un continuum bellico e ideologico dal Risorgimento
al primo conflitto mondiale.
Il centenario dell’Unità e della spedizione dei Mille segna un ulteriore fiorire di celebrazioni,
studi e dedicazioni di spazi, nel quale permangono intenti, contenuti e matrice eroica del
passato, consolidati in un’accreditata, collettiva lettura del Risorgimento e del ruolo avutovi
dai bergamaschi. L’itinerario garibaldino in città mantiene il suo centro nel Civico museo presso
la Rocca, ampliato però con una sezione dedicata alla Resistenza, che nei propositi dei curatori
completa dal punto di vista bellico e ideologico la continuità Risorgimento-Novecento.
Oggi il volto garibaldino del tessuto urbano è ancora ben visibile e pone interrogativi non tanto
sul suo passato, quanto sulla sua attualità: sulle valenze che conserva o di cui è investito e
sull’esistenza e i contenuti del suo dialogo con la collettività.