L'EDIFICIO
La Torre viene costruita su progetto di Marcello Piacentini con conci regolari lavorati a crespone, a imitazione dei muri perimetrali della torre di Gombito in Città alta, utilizzando pietra arenaria di Bagnatica, simile nell'aspetto a quella di Castagneta impiegata per l'edificazione delle torri cittadine. Presenta all'esterno un orologio realizzato dalla ditta G. Frassoni di Rovato, attorniato da quattro mascheroni in marmo di Zandobbio raffiguranti i venti, opera di Tobia Vescovi. Più in basso, una statua in bronzo dell'Italia vittoriosa realizzata da Alfredo Faino, sotto la quale, all'interno del finestrone riccamente decorato con marmi policromi e motivi ispirati alla Cappella Colleoni, dei putti reggono lo stemma della città (nella lunetta), affiancati dai ritratti dell'ammiraglio Paolo Thaon de Revel e del generale Armando Diaz (medaglioni in marmo di Carrara).
Le campane originali del 1923, sequestrate dal governo nel 1941, vengono sostituite nel 1948 con quelle della ditta Alfredo Ottolina di Bergamo.
Entrando al primo piano vi è il sacrario della prima guerra mondiale: i nomi dei morti sono incisi in oro sulle pareti rivestite di marmo nero del Belgio, la volta lunettata presenta decorazioni pittoriche di Fermo Taragni. Al centro della stanza si trova il busto in memoria di Antonio Locatelli (1895-1936), opera dello scultore Giovanni Avogadri. I ritratti di Diaz, Revel e Locatelli insieme al sacrario documentano il significato assunto dal monumento all'epoca della costruzione: luogo commemorativo in onore dei caduti della Grande guerra.
Salendo ai piani superiori (cinque) alle pareti un percorso espositivo predisposto dall'achitetto Giovanni Zanella narra l'evoluzione del centro cittadino ove sorge la Torre, da luogo di svolgimento della Fiera annuale di Sant'Alessandro a moderno centro amministrativo e commerciale.
Nel corso del Novecento la Torre costituisce con Porta Nuova uno dei punti di riferimento per manifestazioni e cerimonie politiche, militari e sindacali, a conferma della centralità nel panorama urbano dell'area in cui sorge e del forte valore simbolico che le è connesso. Luogo della memoria bellica ed espressione del mito patriottico-militare, è meta di raduni politici e di sfilate di reduci durante il regime fascista; viene quindi sentita la necessità di una risignificazione politica e simbolica al termine del secondo conflitto mondiale e sotto la Torre, già nei primi giorni dopo la Liberazione, parlano alla popolazione i rappresentanti del regime d'occupazione alleato e delle pubbliche istituzioni cittadine. Seguono nel tempo numerose manifestazioni di partiti e di organizzazioni sindacali, che estendono il valore simbolico dell'area agli ambiti del dibattito politico e del lavoro, ma continuano anche le tradizionali cerimonie commemorative in occasione di anniversari militari e istituzionali.

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